Prossimamente: “I Dossier di N°44” (collaborazione con il collettivo artistico DustyEye)!

 

DustyEye - I Dossier di N°44 - Locandina

 

Il collettivo artistico DustyEye possiede un Cronotrasportatore (comunemente detto appunto “macchina del Tempo”) e da oltre due anni viaggia nel Domani documentando ogni cronotrasferta con le targhe e i reperti del ciclo Il Migliore dei Futuri Possibili. Salti nell’Avvenire su cui il gruppo dichiara di non avere alcun controllo in termini di durata e destinazione. Nel 2018 i DustyEye hanno distribuito migliaia di Ukron, la valuta globale in corso a partire dai primi anni del XXVI° secolo.

Sulle banconote da 100 Ukron spiccava l’effige di N°44 V864.962, il primo androide emotivamente avanzato (Pescara 2292 – Roma 2379). N°44 deve aver avuto un ruolo saliente nella Storia Ventura per meritarsi il ritratto riprodotto sulla cartamoneta, motivo per cui i DustyEye hanno dedicato l’ultimo anno nella titanica impresa di ricostruirne la vita e le opere.

Ne sono nati I Dossier di N°44 che verranno presentati a cadenza mensile sul sito ufficiale del gruppo: DustyEye.com (e un po’ controvoglia su Instagram) tra l’autunno 2019 e la primavera 2020.

I Dossier vantano la collaborazione dell’illustratrice Selena Garau Maher e di consulenti di prim’ordine per i dovuti approfondimenti: Andrea Berneschi, Federico Lai, Luigi Garlaschelli, Michela Giraud, Abner Hendricaes, Antonio Lucci, Valerio Lundini, Antonio Romano e Lo Sgargabonzi.

In contemporanea alla pubblicazione mensile online del materiale sulla vita di N°44 la libreria Tomo (San Lorenzo, Roma) custodirà in esposizione una reliquia dell’Androide cronotrasportata nel nostro Presente, avendo cura di non corrompere il tessuto spazio-temporale.

DustyEye - Site2018 - Banner, Ukron

Venerdì 11 ottobre 2019
Libreria TOMO, via degli Etruschi 4, Roma

Ore 19.00 – presentazione dal retrogusto di conferenza stampa
I Dossier di N°44 in 204 secondi, poi Tempo e Spazio alle domande
Incontro moderato da Alberto Maria Faccia

Ore 19.44 – inaugurazione mostra annuale con rinnovo mensile
Le Reliquie di N°44, resti e artefatti dalla vita dell’Androide
A cura di Giorgia Basili

 

Fonte: DustyEye

 

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Cosa sto scrivendo

In questo periodo sono al lavoro (tra le altre cose) su un nuovo libro, a proposito del quale è giunto il momento di dare qualche informazione.

Si chiamerà Eco-Horror Omega.

Sarà un ebook autoprodotto, come Kaiju Delicatessen e Levitazione. Una guida pratica, due titoli che per i miei standard hanno avuto un discreto successo.

Qui sotto la copertina, opera dell’inimitabile Ivo Gazzarrini.

 

Cover EHO con logo

 

Insomma, di cosa si tratta?

Facile intuirlo dal titolo: è un horror. Ma i lettori dovrebbero aspettarsi cospicui sconfinamenti verso la fantascienza e il fantastico surreale.

Per quanto riguarda la forma, sono un po’ in difficoltà a fornire spiegazioni dettagliate. Potrei descrivere Eco-Horror Omega come un’antologia di racconti, ma non renderei bene l’idea. Non è nemmeno un romanzo. Il libro è composto da narrazioni eterogenee incastrate dentro a una cornice; questa struttura ha una precisa funzione, è originale e “adeguata al tema” quanto le storie che ingloba; non sempre sarebbe facile estrarre una a una le narrazioni dalle maglie che le contengono.

I racconti tratteranno di surriscaldamento globale, cambiamenti climatici, inquinamento, nonché della possibile fine di tutte le specie viventi, compresa quella umana. Ci saranno animali che si ribellano all’avanzata dell’Antropocene, zombie di plastica, divinità malvagie, cannibalismo, invasioni aliene, mutanti, orribili esperimenti…

 

Ho stuzzicato la vostra curiosità?

Ancora un po’ di tempo, e l’ebook sarà a vostra disposizione, acquistabile come sempre su amazon e su molti altri store.

A presto!

La Politica su Facebook

 

Molto tempo fa, prima che nascessero i social network, esisteva il mondo reale.

La sera gli uomini adulti e le donne adulte uscivano di casa, si trovavano per strada, dentro bar, pub, circoli culturali, cerchie di amici.

In quelle occasioni, guardandosi in faccia, discutevano di vari argomenti. Tra questi argomenti c’era anche la politica.

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Nessuno a quei tempi considerava di cattivo gusto o “da fissati” parlare di politica. Se poi l’interlocutore iniziava a roteare gli occhi, o a sbadigliare, o si addormentava, o si metteva a pregare in qualche strana lingua, o in altri modi faceva mostra di non gradire più la conversazione, allora era giunto il momento di fermarsi. E ci si fermava.

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Discutere di politica”, allora, non significava offendersi a vicenda, né venire alle mani. Si poteva arrivare alla bonaria presa in giro, al massimo. Il più delle volte ognuno tornava a casa senza avere cambiato le sue convinzioni. Ma non era tempo perso. Proprio mettendo le tue idee a confronto con quelle di un’altra persona potevi capire se reggevano alla prova, se le avevi davvero considerate da tutti i punti di vista o te le portavi dietro così, per abitudine, come un fardello ingombrante.

Porto la mia testimonianza, senza vergogna: anche io, durante alcune conversazioni protratte a tarda sera nei pub, ebbi occasione di “smontare” alcune idee che avevo e le abbandonai per sempre. Volete ridere? A sedici anni credevo che la Natura (scritto così, con la lettera maiuscola) fosse una forza benefica e avesse sempre ragione; una semplificazione bella e buona, frutto di ecologismo ancora ingenuo, senza spessore. Fu proprio parlando con un ragazzo che sosteneva un’idea politica opposta alla mia che capii che, insomma, il discorso era molto più complesso di come l’avevo fino a quel momento pensato.

Faccio riferimento a discussioni di questo tipo nel mio “Levitazione. Una guida pratica”. Mirko Ciarpaglini, il protagonista del libro (un personaggio di invenzione) frequenta il “circolo Kubrick”; lì dopo cena, tra una birra e una sigaretta, si può parlare di tutto.

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Prendete ora due ragazzi di vent’anni che stanno avendo tra loro una discussione di argomento politico. Democrazia, totalitarismo, libertà, economia, diritti umani, le ultime malefatte dei nostri governanti, corruzione, errori giudiziari. Tutto quello che volete.

Sollevateli con un raggio traente dal pub dove si trovano, alzateli fino al cielo, infine posateli al centro di un’arena davanti a un pubblico di qualche migliaio di persone, con gente che è venuta apposta per fare il tifo, o per offendere l’uno o l’altro (o entrambi, perché può essere divertente).

Potranno continuare a discutere in pace?

Questo è lo scenario tipico di una pubblica discussione sui social.

I social network, e Facebook in particolare, non sono il luogo più adatto per parlare di certi argomenti.

Discutere con un’altra persona vuol dire credere nel dialogo.

C’è chi si raffigura il “dialogo” come qualcosa di luminoso e impalpabile, uno stato ideale da raggiungere a qualunque costo, in ogni momento della vita.

Niente di più sbagliato.

Per funzionare, come sta scritto in qualsiasi manuale di linguistica, il dialogo ha bisogno di certe condizioni. Condizioni che i social network non possono garantire.

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Per farla breve (tornerò presto sull’argomento) ecco, più o meno, come mi regolo in questi casi con Facebook.

  • Se un mio contatto storico scrive un post con cui non sono d’accordo, non gli entro MAI nel profilo a gamba tesa aggredendolo, e nemmeno facendo il sarcastico.

  • È qualcuno a cui ho accettato l’amicizia da una settimana o poco più? Nemmeno in questo caso intervengo per commentare. Do una rapida occhiata ai post, una specie di panoramica: se vedo troppe cose che non mi piacciono, ingenuità diffusa, offese varie, condivisione di fake news, lo elimino.

  • Se vedo un articolo che mi piace e mi sembra dica qualcosa di interessante, dopo aver controllato che non sia una fake news, lo posso condividere. In genere non aggiungo niente di mio. Evidenzio tra virgolette la frase o le frasi che mi sembrano più significative.

    In questo caso non mi aspetto che i miei contatti intervengano e mi chiedano di dire la mia. Se ho condiviso un articolo è perché lo trovo interessante. Che bisogno c’è di esporsi, di scoprire le carte?

  • Se condivido un articolo non è certo per far cambiare idea a chi non la pensa come me. È per diffondere le idee, lo stile, il modo di ragionare che sono presenti nell’articolo in questione.

    Se mi sta antipatico un politico, infatti, trovo più dannoso e fastidioso un brutto articolo che lo critica che un articolo scritto in modo intelligente che lo difende.

  • Se su un argomento ho già condiviso un link, in genere non insisto oltre.

  • Non condivido mai, nei limiti del possibile, articoli che nel titolo presentano offese palesi alla parte avversaria.

  • Evito come la peste gli errori più madornali, quelli che inquadrano subito chi li commette come un incivile. Non uso epiteti volgari o offensivi. Non abbocco ai complottismi. Non faccio generalizzazioni senza senso. Etc. etc.

La mia convinzione di fondo, in definitiva, è questa: sui social network è giusto, utile, perfino necessario condividere articoli e opinioni a proposito di temi politici. È invece impossibile sostenere una conversazione, dibattere su un argomento, confrontare posizioni diverse.

Ci sono quelli a cui piace lo scontro fine a se stesso, il dissing, la rissa verbale, il confronto creato ad arte per mettersi in mostra.

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Io penso di avere di meglio da fare.

E sono convinto, come dire, che avrei altre risorse su cui fare leva, se volessi ottenere una maggiore visibilità.

Discutere di politica con qualcuno su Facebook è come cercare di eseguire Shine on your crazy diamond a forza di pernacchie.

Volete cimentarvi nell’impresa? Non ve lo impedirò certo io.

Ma non fatelo sul mio profilo.

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Traum Fiction: il nuovo fantasy psichedelico!

Da un’idea di Andrea Berneschi e in collaborazione con l’editore Letterelettriche, Heroic Fantasy Italia dà il via alla realizzazione di un nuovo progetto dal quale verrà alla luce un’antologia di racconti-manifesto. Cos’è la Traum Fiction?

 

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“Il Fantasy Psichedelico non ha bisogno di un nome, né di un manifesto.

Potete chiamarlo Sword and Sorcery Surrealista, Fantastico Visionario, Traum Fiction.

Viene dai racconti di Clark Ashton Smith e Michael Moorcock, dai fumetti di Jodorowsky, Moebius, Druillet, Andrea Pazienza, Luca Enoch, ma anche da quelli di Stan Lee e Jack Kirby; dalla prosa di William S. Burroughs, da “Le città invisibili” di Italo Calvino; dalla poesia dei surrealisti.

Non è puro automatismo, né inconcludente immaginazione, né un gioco da bambini. Non serve a esaltare l’Io degli scrittori; è pensato per i lettori, che vogliono storie efficaci. Chi scrive dovrà nascondersi dietro la propria opera, perché solo questa ci interessa.

Non ha paura di mostrare l’orrore, il sangue e la morte, ma nemmeno si compiace di questi aspetti.

Non ha la pretesa di insegnare, ma prende sul serio l’uomo e il problema sempre aperto dell’etica.

Le storie che vogliamo leggere non contengono furbe strizzate d’occhio alla politica; possono essere politiche solo nel senso più alto del termine. Non si inchinano a nessun partito e a nessun gruppo o retorica già esistente: esprimono immagini e concetti nuovi, mai detti e mai scritti prima.

L’Italia sta diventando sempre più malata e triste? Questo avviene prima di tutto nella fantasia dei suoi abitanti.

Risorga dunque a nuova vita, liberatorio, il Fantasy Psichedelico!”

 

Fonte: Heroic Fantasy Italia

 

 

Esce oggi “Tenoch, Maledetto dagli Dei”

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Oggi è il giorno del terzo appuntamento con la collana Heroic Fantasy Italia per Delos Digital: “Tenoch, Maledetto dagli Dei“. Prima parte (di tre) delle avventure di Tenoch l’Azteco. Disponibile su Amazon e su altri stores online. (qui)

Tenoch è un giovane intelligente e pieno di risorse che vive al tempo dell’imperatore Moctezuma I, molti anni prima che gli aztechi incontrino i primi conquistadores spagnoli. Più che per la guerra e i sacrifici umani ha una passione per il commercio, attività che gli permette di viaggiare e visitare l’impero Mexica in tutta la sua ampiezza. Scopre così una terribile verità. Alcuni sacerdoti intrattengono rapporti con creature soprannaturali: sono le Erbe della Morte, una specie che prospera invadendo un mondo dopo l’altro solo per farlo imputridire e cibarsene. Ma non è questo il solo esercito intenzionato a conquistare il nostro piano di esistenza. Anche Camazotz, il Re Pipistrello, sta dirigendo contro di noi le sue mostruose creature.

Copertina di Gino Carosini, illustrazioni interne di Alex Reale. Collana a cura di Alessandro Iascy e Giorgio Smojver.

“Il Buio – rivista dark” n. 4 contiene il racconto “Mario e Alfredo”!

Il Buio _4

 

Esce oggi il n. 4 di Il Buio – rivista dark.
Tra le altre cose contiene il mio racconto Mario e Alfredo.

Il Buio fa da ponte tra la narrativa di genere italiana e quella internazionale contemporanea. Ospita sia racconti provenienti dall’estero (scelti da Sean Wallace e Silvia Moreno Garcia, responsabili di The Dark Magazine, rivista di punta dell’horror e del dark fantasy mondiale), che di autori italiani. Grazie alla collaborazione con Watson Edizioni, Il Buio esce anche in forma cartacea ed è fin dal primo numero ordinabile presso qualsiasi libreria.

L”ebook è qui.