Quello che dicono i lettori (2013-2019)

RITORNO A DUNWICH (Dunwich Edizioni, 2013)

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“[…] chiudiamo il cerchio con il racconto che più mi è rimasto impresso, L’amore di un Ghoul, sempre di Andrea Berneschi.  Una storia che non avrebbe di certo sfigurato nella celebre rivista Weird Tales e la cui lettura mi ha fatto provare una girandola di sentimenti tutti diversi”

– dall’ introduzione al volume firmata da Luca Alessandro.

“[…]  Non mancano nemmeno la satira di alcuni mali del nostro tempo […] o la pura visione poetica de L’Amore di un Ghoul, l’altro racconto dell’ aretino Andrea Berneschi presente nell’antologia (uno dei pezzi migliori di tutta la raccolta, secondo l’umile parere del sottoscritto)”

– Nick Parisi, recensione su Nocturnia

“Frutto della prima edizione del premio gratuito Ritorno a Dunwich della omonima casa editrice questa antologia di racconti è un omaggio esclusivo a uno dei più grandi scrittori horror di tutti i tempi, lo statunitense Howard Phillips Lovecraft.  Per i pochi che non lo sanno ancora Dunwich è la sinistra cittadina immaginaria creata da Lovecraft situata nella valle (anch’essa immaginaria) del fiume Miskatonic nel Massachusetts settentrionale. Compare in particolare nel racconto lungo L’orrore di Dunwich (1929) considerato uno dei più importanti appartenenti al cosiddetto Ciclo di Cthulhu e successivamente agli eventi terribili narrati nel racconto l’intera segnaletica stradale che conduce alla cittadina verrà misteriosamente rimossa. I dodici racconti presenti nella bella antologia che vi presentiamo sono davvero molto suggestivi e ricchi di quelle atmosfere cupe a cui ci ha abituato il maestro di Providence”

Blog “True Fantasy”

“Un’efficace raccolta di omaggi lovecraftiani. Se amate il solitario di Providence, questa antologia vi strapperà più di un sorriso e brivido. Non tutti i racconti sono allo stesso livello, ma in un’antologia credo sia normale trovare qualcosa che ci piace più del resto. In ogni caso, raccomandato, come in gernerale tutti i libri di questo interessante editore”

– recensione su Amazon

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LA SERRA TREMA (Dunwich Edizioni, 2014)

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“Un bouquet di trenta fiori. Un bouquet i cui aromi forti, pungenti, quasi chetonici, ci faranno girare la testa. Perché sono trenta i racconti crudi, inquietanti e splatter che la Dunwich Edizioni ha riunito in La Serra Trema.
Trenta racconti che ci spiazzeranno completamente in una rappresentazione dell’orrido originale e geniale. Il male non sarà mai dove te lo aspetti. Spesso l’uomo nero incontrerà qualcuno ben più scuro di lui. I veri mostri in molti dei racconti siamo noi esseri umani. Le nostre ossessioni, i nostri nuovi valori cibernetici. Saremo rappresentati in balia delle nostre emozioni. Come se fossimo degli ominidi appena raggiunti dalla civiltà moderna, strappati da una caverna letamosa, depilati, improfumati, vestiti e sputati sull’asfalto di una metropoli”

– recensione su Amazon

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NECRONIRICON (Factory Editoriale I Sognatori, 2014)

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“Un’antologia horror originale e carismatica, venata d’umorismo e satira di costume, ficcante nel tritare a dadini un’umanità devastata e in piena decomposizione.  Ottima anche la presenza di un narratore mai neutro ma fortemente percepibile.  Lo consiglio con un buon cubano, un bicchiere di brandy e un alieno imprigionato in cantina“.

– Alessandro Gori a.k.a. “Lo Sgargabonzi”, scrittore e blogger

“Per fortuna c’è Andrea Berneschi. Ogni tanto capita che uno scrittore acuto incroci la mia strada e a quel punto sta a me dire: “fermo lì, ti pubblico io”. E così Andrea ha messo su questa raccolta di racconti che ha un grande merito: quello di esplorare tutte – o quasi – le declinazioni della moderna letteratura horror. Si va dalla poetica romeriana di “Operai” alla fiaba splatter de “Lo squartatore”; dal post-apocalittico di “Zona arida” all’horror umoristico di “Distrazione”; dal gore swiftiano de “L’ultima cena” all’orrore concettuale de “La velocità del denaro”, “La stanza”, “Social Killer” e “Il tunnel dell’orrore”; dal dark-fantasy di “Limes” al fantahorror de “La cripta”.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Aggiungo che in un paio di occasioni l’horror sfuma e approda al fantastico tout court: nel brillante “Invasione”, per esempio, o nel significativo “Protozoi”. Preponderanti le ambientazioni medievali in tre racconti, che di sicuro (l’autore sa di cosa parla, è evidente) conferiscono una marcia in più alle novelle in oggetto”.

– Aldo Moscatelli, editore e scrittore

“Necroniricon è una raccolta di racconti horror, di lunghezza medio-breve, alcuni anche di una pagina o poco più. Negli oltre venti racconti contenuti c’è spazio per temi e declinazioni differenti del genere, anche se si trovano alcuni temi ricorrenti: quello dei morti viventi (chiamati o contestualizzati in modi diversi) è presente in almeno tre racconti, e altre tematiche di fondo, come il confronto tra normale e anomalo, si ripresenta spesso. La bravura di Berneschi sta nel fornire un punto di vista inusuale pur partendo da cliché ben conosciuti, come può esserlo la famiglia non-morta in I devitalizzati, o l’apocalisse zombie con una vecchina come sopravvissuta, oppure lo scopo dell’invasione aliena. Non per riportare sempre il discorso lì, ma l’approccio è simile a quello che si trova spesso nei racconti di fantascienza (tant’è che alcuni racconti, come Protozoi o La velocità del denaro si possono sicuramente ascrivere anche alla sf), ed è per questo che in fondo reputo i due generi abbastanza affini. Nel complesso Necroniricon risulta una raccolta ricca di spunti, di facile lettura (grazie anche all’umorismo che emerge in quasi tutti i testi) e con più livelli di interpretazione, il giusto compromesso tra intrattenimento e approfondimento. Questo è a mio avviso uno dei migliori libri pubblicati dalla Factory finora (almeno tra quelli che ho letto), e pertanto non mi vergono a dargli un voto 8/10 pur trovandosi nello stesso post in cui ho dato a Lieber poco più della sufficienza”.

Andrea Viscusi, scrittore, recensione in Unknown to Millions

“Se ne leggono di tutti i colori: zombie che organizzano una società con tanto di servizi e televisione; operatori scolastici uniti in un unico corpo diabolico; operai alla catena di montaggio, ben più che alienati; extraterrestri un po’ strambi; uomini semicomputerizzati che prelevano denaro con una disinvoltura incredibile; barellieri alquanto distratti e improvvisatori; mostri che si spaventano davanti a normali esseri umani; antichi soldati romani tramutati in diaboliche creature; protozoi che diventano soggetti sociali; una simpatica vecchietta che organizza la sua vita durante un’epidemia di zombie in Toscana; un network trasformato in un’arena piena di assassini. C’è perfino la ricetta di come cucinare se stessi. E l’antologia si apre con un breve raccontino che richiama la favola di Cappuccetto Rosso: il cacciatore libera la nonna dalla pancia del lupo, ma scopre che questa a sua volta contiene un altro lupo, il quale contiene un’altra nonna… e via di seguito come la matrioska.
Andrea Berneschi raccoglie i suoi racconti horror sotto un titolo significativo: “Necroniricon”. Ogni narrazione unisce, infatti, l’aspetto orrorifico a quello onirico, producendo un effetto da incubo, a volte straniante, con sconfinamenti nel surreale. Il tutto condito con una buona dose di splatter.
[…]  I racconti sono pervasi da una certa ironia, ovviamente, come ogni buon horror esige. In qualche luogo si rasenta la comicità, comunque macabra. Il tutto poi è veicolato da una prosa assai limpida, confidenzialmente elegante e vivace, scevra da preziosismi e proprio per questo azzeccata.
Insomma, si tratta di una più che buona prova di narrativa riguardante un genere che non è mai al tramonto, forse perché la paura e il senso dell’orrore continuano ad affascinarci anche in questi tempi in cui gli orrori reali a volte superano quelli immaginati”.

– Giuseppe Novellino, recensione su Art-Litteram

“Abbiamo deciso di approfondire la conoscenza di questo autore e siamo rimasti molto soddisfatti da questa breve antologia che in diversi racconti ha il romantico intento di umanizzare i mostri, riuscendovi molto bene. Come nel bellissimo “I devitalizzati”, una sorta di poema che ci avvicina in modo inevitabile al giovane protagonista. Mostri morti non solo viventi, addirittura coscienti della loro ineluttabile marcescenza.
L’autore infatti spesso utilizza zombi come attori per riflettere ancora una volta sugli orrori reali che noi esseri umani siamo in grado di mettere in atto.
Brevi e cinici racconti si intromettono tra pezzi ben più strutturati, spezzando e alleggerendo uno stile che va aldilà della mera narrazione di storie horror, fa riflettere sulla società moderna collocando brani attraverso epoche differenti”.

– recensione su Inlittera

“Necroniricon di Andrea Berneschi. Il titolo e la collocazione editoriale rimandano certamente all’horror, genere che non amo particolarmente, ma con mia sorpresa mi sono trovato di fronte a racconti brevi (dalle due alle dieci pagine), legati da alcuni fili conduttori, di cui nessuno incentrato sulla paura. Berneschi rielabora alcuni topos dell’horror (ma anche della fantascienza) per rappresentare un’Italia non dissimile da quella dei nostri giorni: un’Italia in cui morti viventi vengono sfruttati come manodopera spersonalizzata; zombie fascisti rimpiangono i tempi felici di Mussolini – prima del virus; protozoi parlanti, […] creature mostruose che irrompono nel mondo romano infrangendone le pretese di superiorità; un omicidio in un futuro in cui il denaro scorre attraverso i corpi come un secondo sistema circolatorio; e via dicendo. Anche se le tematiche sono eterogenee, si sente la volontà di usare i generi (l’horror, il fantastico, la fantascienza) per parlare del nostro presente.
I racconti sono tutti di buon livello, anche se ho preferito quelli un po’ più lunghi e articolati in brevissimi capitoli, mentre quelli più brevi sono poco più che apologhi; ho l’impressione che l’autore avesse in mente l’esempio di Brown (in Alieni o in Protozoi) ma bisogna avere anche il suo talento per spiazzare il lettore in una sola pagina”.

-Recensione sul blog senzapre7ese

“Necroniricon non è solo una raccolta di racconti dell’orrore, è lo specchio deformante attraverso il quale possiamo riconoscerci e comprendere i nostri difetti di uomini e di Italiani, vittime delle grandi trasformazioni in atto nel corso di questi ultimi decenni”.

-Sebastiano Lazzeri, scrittore, su Filmhorror.com

“Mi ha colpito la varietà dei temi, il modo mai scontato in cui vengono affrontati, e soprattutto la scrittura: ora sottilmente inquietante, ora piana, quasi stesse descrivendo l’assoluta normalità, e per questo risulta doppiamente straniante. Qua e là l’accenno di un sorriso nerissimo. E mai toni carichi, tesi a suscitare l’orrore con particolari truculenti e grondanti sangue”.

– Alessandra Favilli, scrittrice

“Di certo quelli di Andrea sono racconti di un umanista convertito all’horror. C’è l’incubo della nevrosi dietro agli psicoanalitici casi dello Squartatore, del Sasso, dell’Ultima cena, c’è una malinconia crepuscolare che mi ricorda il Nosferatu di Herzog dietro ai Devitalizzati (il mio preferito), il neohorror di provincia in Terrore in Valdichiana e Distrazione, il dramma dell’insondabile andamento del caso nell’apparentemente divertita vicenda di Daniele Biagini, l’horror di denuncia in Operai e La Stanza“.

– Andrea Di Meo, scrittore

“Da tempo non leggevo una raccolta di racconti horror così completa e con una scrittura così accurata. Consiglio vivamente il libro a tutti gli amanti del genere”.

– recensione su Amazon

“L’horror, come genere, è da molti banalizzato e ridotto ad eccesso di sangue, violenza ed amputazioni. L’eccesso davvero non manca a questa raccolta di racconti; ma non mancano neanche lo spunto letterario, l’idea della narrazione, la scorrevolezza e leggerezza, l’atmosfera: e, soprattutto, quel substrato filosofico e di riflessione che a quell’eccesso conferisce motivo d’essere”.

– Leonardo Riccardi, scrittore

 “Questo libro mi ha aperto un mondo fantastico ed orripilante. La famiglia zombie è uno dei più toccanti pezzi di letteratura orrorifica che io abbia mai letto; ci sono – purtroppo – famiglie così, il cui disfacimento relazionale è pari a quello fisico. Una metafora della crisi, non solo economica, che ci circonda…”.

– Piero Sansò, scrittore

“Mi ha colpito l’ampiezza di genere in cui si muove l’autore, sempre a suo agio, con una carrellata di situazioni e personaggi davvero notevoli. Personalmente amo di più l’aspetto psicologico del genere. E i racconti brevi. Molto originali anche le ambientazioni”.

– Lidia Del Gaudio, scrittrice

“Un’antologia di racconti estremamente variegata nei temi (che, anche quando vanno sul classico, vengono trattati con un tocco originale e personale) e nei generi, non priva di una certa ironia che alleggerisce la lettura”.

– Angelo Frascella, scrittore

“I racconti di Berneschi sono creati per spiazzare, il genere horror diventa una lente con cui leggere la quotidianità, gli avvenimenti dei racconti sono un’estremizzazione della realtà, resa con piccoli spostamenti.  I social network si trasformano in mezzi per commettere omicidi, gli zombi riflettono sulla loro mancanza di passato e futuro, condannati ad un’esistenza ripetitiva, somigliante a quella di molti umani, il denaro diventa realmente il sangue che fa girare il mondo. Tra le pagine si vedono citazioni da Calvino, da Benni e sicuramente di altri autori che non ho colto”.

– Andrea Chicca, insegnante e attore teatrale

“[…] una raccolta di racconti horror sorprendente per freschezza e stile. Diversi i registri narrativi, diverse le correnti esplorate (dall’horror satirico di derivazione romeriana a quello fantascientifico, passando per il postapocalittico e il surreale), il tutto compattato dalla sensibilità potente del Berneschi.
Un volumetto straconsigliato agli amanti dell’horror e – più in generale – delle cose scritte davvero bene”.

– Elia Tazzari, scrittore

“Necroniricon, è una due tre quattro spanne sopra gli altri libri horror, per il dono raro di rendere idee geniali in modo semplice, come una giocata di Iniesta. Palle filtranti tra l’Unheimlich freudiano e Raymond Carver, a saltare la linea del fuorigioco della banalità. Impressionante”.

– Lorenzo Scaglietti, psicologo

“Sono brevi racconti che nascono da idee fulminanti, sarebbero eccezionali da trasporre in corto – medio – (ma sì abbondiamo!) lungometraggi. Registi, fatevi avanti!”

– Laura Castaldini, esperta di Cinema Horror

“E’ scritto benissimo dall’inizio alla fine, e scorre via bene anche per chi di solito non è avvezzo a leggere horror”.

– Francesco Lenzi, musicista

“I racconti che compongono la raccolta sono quasi tutti molto brevi, si va dal paio di paginette alla decina, si leggono quindi tutti piuttosto rapidamente e con grande gusto. Formalmente sono ineccepibili, curati in ogni minimo dettaglio, puntano su una scrittura semplice e mai barocca, che evoca inquietudini e orrori enormi o microscopici con il potere della suggestione. I temi sono vari, si va dai flash più surreali a descrizioni di mondi zombeschi più originali di quanto si sarebbe portati a credere, da intelligenti ribaltamenti della nostra realtà a incubi evocati da sagaci sottolineature di cose a noi vicinissime. Dal passato al presente, fino ad un futuro al quale è difficile guardare con ottimismo… Horror, fantascienza, echi di fantasy, ma alla varietà dei generi corrisponde anche una forte identità dello scrittore che emerge da ogni racconto. Humour nero e orrore, satira sociale e momenti splatter, ce n’è per tutti i gusti. Il mio racconto preferito è Terrore in Valdichiana, un po’ perché la sua lunghezza superiore alla media gli consente di dipingere una protagonista particolarmente azzeccata, un po’ per la vicinanza geografica che rende il tutto più vivido e realistico”.

Michele Borgogni, scrittore e blogger, su Il Cumbrugliume

“Un’ottima raccolta horror che ripropone i temi classici del genere e i suoi mostri sotto una nuova luce. Mescola racconti storici con racconti più moderni dove l’orrore a volte esplode in tutta la sua forza visiva altre volte resta nascosto sotto traccia. Mai noioso, a volte spiazzante. Consiglio a tutti gli amanti del genere, “Operai” a mio avviso è il racconto migliore”.

recensione su amazon

“Ricco di rimandi a scrittori e registi del fantastico, questo libro è una piccola perla rara dell’editoria indipendente. Berneschi racconta la sua visione del mondo (soprattutto dell’Italia), filtrata dalla cultura horror di cui è cultore. La prima storia è una sorta di incipit che ci dà un’ottima chiave di interpretazione sul perché del titolo Necroniricon, per balzare poi alla seconda, la mia preferita, più toccante: il racconto “I Devitalizzati” è una versione non troppo speculare del nostro Paese, uno specchio deformante della nostra società. Nel racconto Monteverde e in Invasione si vedono tracce della sua cultura cinematografica, proponendoci una versione nostrana di Ai Confini della Realtà. In Invasione però si vede un po’ di Buzzati, condito da un’ironia grottesca di cui non so se anche Dino sarebbe stato capace. In Operai invece ho intravisto La Classe Operaia Va in Paradiso, c’è una scena che…beh non vi dico altro. In Limes e La Cripta invece ho veduto una bella ricerca storica (non sapevo di questo Riastrad, davvero affascinante).
Ho apprezzato molto questa prova d’autore, e spero di poter leggere altri libri di Berneschi in futuro”.

recensione su goodreads

“Andrea Berneschi raccoglie una ventina di rapidi racconti in un’antologia che si presenta con un chiaro rimando a Lovecraft nel titolo ma che, in realtà, propone una buona varietà di sfumature del fantastico e dell’orrore.

Ci troviamo quindi alle prese con zombie e alieni, con incubi di folk e splatter horror e inquietudini postumane, con prospettive ribaltate e surreali e con fiabe frattali. Andiamo indietro e avanti nel tempo ma, nelle storie, ritroviamo tutti i problemi del nostro quotidiano, a casa, in fabbrica, al luna park.

Lo sguardo d’insieme è piuttosto distaccato, spesso sarcastico, e, dove c’è più violenza, non è mai gratuita. È uno sguardo dal confine e “il confine non era una banale linea immaginaria. Si trattava più che altro di una porta, un punto di passaggio che consentiva a due mondi diversi di congiungersi. In quel luogo, e soltanto in quel luogo, la curiosità e la conoscenza battevano la paura e l’ignoranza”.

Sono avvertimenti, più che racconti e sta alla sensibilità del lettore sapere coglierli per rifletterci sopra.

Menzioni speciali per “Monteverde”, che ricorda le atmosfere di alcune storie dell’Italia Doppelganger di Girola; per “Protozoi”, che sottolinea come la vita venga affrontata soprattutto secondo convenienza; e per “Social Killer”, una storia di social alla “Black Mirror”.

Fabio Crespi, recensione su goodreads

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INFERNAL BEAST VI: MEGAFAUNA (Dunwich Edizioni, 2015)

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“Ommioddio! Oh-mio-Dio! Oh. Mio. Dio! Questo il primissimo commento dopo aver concluso la lettura di questo sesto e ultimo episodio. Se pensavate che le bestie infernali fossero enormi e destinate a combattere nelle arene, adesso dovere essere pronti a ricredervi perchè in questa parte della storia diventano mastodontiche, nel vero senso della parola! […]  Per una volta sono messi da parte i temi del buonismo, della solidarietà tra simili, dell’amicizia, che bene o male hanno contraddistinto le altre parti. Stavolta parliamo dell’esatto contrario, troviamo voglia di vendetta, egoismo, cinismo, cattiveria e spirito di sopravvivenza. Non c’è spazio per i sentimenti, lo stesso protagonista Paul si trova a valutare l’opzione di abbandonare il padre e prendere la propria strada. […]  Un degno finale quello pensato da Andrea Berneschi, vista la complessità della trama e considerato l’ampio background ha cui ha dovuto far fronte senza tradire le aspettative degli affezionati della saga. Un finale denso e articolato, che di certo non lascia l’amaro in bocca. Segue perfettamente le linee guida della serie, non disillude le aspettative del lettore che è giunto fino alla fine, lancia un chiarissimo messaggio da imprimersi nella mente.
Sono felice di essere tra coloro che si sono lasciati trasportare e aver sudato e sofferto nell’arena”.

– Francesco Balestri, recensione su La bancarella del libro

“L’ultimo, pare, e il più ambizioso capitolo della saga. Affresco visionario, fantasioso, complesso. La società si contorce, il tempo si morde la coda, le bestie mutano fino a diventare meta-bestie, mondi-bestie. i mutanti non sono più il futuro, come nelle prime puntate, il futuro non è nemmeno sparito, come nella quinta. Il futuro è tornato nel mito, alle origini, finito in fondo al suo percorso circolare. Grande conclusione“.

recensione su Amazon

“Un bel romanzo, anzi un grande romanzo pieno di camei. Le pagine scorrono una dopo l’altra, il mondo in cui si svolge la vicenda è credibile e visionario al tempo stesso.
La fantasia corre a briglia sciolta e la mente gli corre dietro cercando di ‘realizzare’ quanto Berneschi sapientemente scrive. Un Romanzo con la R maiuscola che merita! Sono certo che se ne accorgeranno anche i lettori!
Consigliatissimo!!”

recensione su Amazon

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HOSPITALE (autoprodotto, 2016)

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“Appena letto il titolo, essendo stata a lungo una frequentatrice d’ospedale, mi è salita un’emozione (che non era un rigurgito, eh) perché è da sempre che vorrei scrivere un libro su quell’esperienza. Poi, come se non bastasse, scopro che si tratta di una narrazione in prima persona, immaginifica, tesa al narrare, il più fedelmente possibile, le persone che ruotano intorno a questo luogo che sa di disinfettante, con quell’odore acre che solo lui possiede e che appena lo senti capisci dove sei, proprio come accade con quello del supermercato.
È una lettura veloce e scorrevole che permette di immergersi molto bene nel mondo dello scrittore e in quello che sta descrivendo.”

– Claudia Alessia Colucci, blogger

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RITORNO A DUNWICH 2 (Dunwich Edizioni, 2016)

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“Ottima lettura per tutti gli amanti di Lovecraft. I racconti spaziano su varie sfumature del brivido, prediligendo lo stile classico Lovecraftiano e lo steampunk”.

– recensione su Amazon

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IL CIMITERO DEI KAIJU (Collana Miskatonic – Vincent Books editore, 2016)

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“<<Abbiamo un autore che è entrato in finale con due racconti.>>  Con queste parole ho conosciuto indirettamente Andrea Berneschi, ai tempi del primo concorso Ritorno a Dunwich. Ricordo di aver detto qualcosa a proposito di sceglierne solo uno. Questo prima di averli letti. Dopo non ho potuto fare altro che arrendermi di fronte all’originalità delle storie: andavano portate avanti tutte e due, c’era poco da fare. E l’originalità ha contraddistinto Andrea anche quando ha lanciato la sua proposta all’interno della serie Infernal Beast, con un’idea talmente vincente da farmi dire sì prima ancora di leggere la novella sviluppata. E di nuovo mi ha colpito quando è arrivato secondo – a qualche decimo di voto dal vincitore – nella raccolta Ritorno a Dunwich 2, riuscendo a dar vita a un racconto che in poche pagine ha il sapore di un romanzo compiuto.

Ancora una volta si rivela un pioniere nella storia che avete tra le mani, andando ad affrontare – ricordiamolo, tra i primi in Italia  – un tema nuovo come quello dei Kaiju. E l’autore non si accontenta di prendere a piene mani quanto prodotto all’estero, ma lo modella secondo al sua fantasia e le sue idee, arricchendo il mito e facendolo proprio. E il plauso va anche a Vincent Books, nello specifico alla Collana Miskatonic, per aver voluto – e saputo – dare il giusto risalto a questi proiettili letterari, in barba alle mode e alle correnti attuali. Avanti con coraggio e originalità, buona lettura!”

-postfazione di Mauro Saracino, titolare Dunwich Edizioni

“Il Cimitero dei Kaiju, di Berneschi, è un ottimo racconto.
Apocalittico, disperato, ma anche ricco di sense of wonder e di trovate molto interessanti.
I kaiju di questa novelette sono molto diversi da quelli di cui finora ho scritto io, nei miei romanzi e racconti, e questo è un bene. Lo è perché, come già dicevo a inizio post, la varietà costituisce una ricchezza.

Gli Asura che hanno devastato il nostro mondo, inutilmente combattuti da kaiju biomeccanici creati dall’uomo, sono creature possenti e dotate di una mostruosa bellezza.
Sono loro, più di ogni cosa, ad avermi conquistato, in questa novelette. Tanto che vorrei leggere altro su questi esseri, magari in un prequel o in uno spin off de Il Cimitero dei Kaiju”.

– Alessandro Girola, scrittore, su Plutonia Experiment

“Berneschi attraverso le dinamiche di una guerra riduce al minimo l’umanità per far risaltare i sentimenti e l’anima dell’uomo.

– Mirko Giacchetti, scrittore, su Un dollaro e cinquanta

“La quarta uscita porta la firma di Andrea Berneschi. Con Il cimitero dei Kaiju lo scrittore aretino ci conduce in uno scenario post-apocalittico di ambientazione tutta italiana davvero ben costruito.”

– Horror Magazine

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KAIJU DELICATESSEN (autoprodotto, 2017)

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“Ho acquistato questa raccolta di racconti a scatola chiusa, sulla fiducia, conoscendo già l’autore. Non mi intendo molto di kaiju, quindi non sapevo bene cosa aspettarmi. Ebbene, devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Non è facile trovare tante sfaccettature su un tema già abusato e soprattutto non è facile trovarle descritte con tale delicatezza come quella dell’autore. Mi rendo conto che accostare i due vocaboli horror e delicatezza può sembrare un controsenso, ma solo perché ci vuole un’abilità particolare nel mischiare le due cose. Non tutti la possiedono. Andrea Berneschi sì.

Gabriella Grieco, scrittrice

“La narrativa dedicata ai Kaiju sta conoscendo in questo periodo, grazie anche al traino del blockbuster cinematografici, una vera e propria esplosione. Però non è un tipo di narrativa semplice: si rischia di raccontare sempre la stessa storia.
In questo la raccolta di racconti di Berneschi sa essere originale e anche innovativa, prendendo la mitologia kaiju da un differente punto di vista: ironico, amaro e, soprattutto, molto umano.
Più che racconti di kaiju in senso stretto, si tratta di piccole perle dell’assurdo. Da leggere, se volete qualcosa di non convenzionale”

Lucia Patrizi, scrittrice

“Sono stato molto felice di scoprire, un paio di mesi fa, che stava per uscire una nuova raccolta dello stesso autore, questa volta a tema Kaiju! Kaiju Delicatessen (molto significativo fin dal titolo) contiene cinque racconti con i mostroni, riprendendo in qualche modo il recente rinascimento del genere grazie ai film su Godzilla e, per rimanere in Italia, al successo dell interessante Kaijumachia di Alessandro Girola. Ma non temiate copie impersonali del lavoro altrui: Andrea Berneschi ha un proprio stile personale e non teme di accostarlo anche a storie che ci aspetteremmo svilupparsi in maniera decisamente diversa. Il suo approccio al Kaiju è estremamente rispettoso del genere ma anche obliquo, le sue piccole storie di mostri giganti sono bizzarre, personali, surreali, permeate di un umorismo malinconico e teatrale. Chissà cosa pensa il Grande Rettile che avanza, inesorabilmente e quasi impercettibilmente, mentre intorno a lui l’umanità brulica come minuscoli acari sui nostri abiti. O cosa abbia pensato il gigante di (quasi) dodici cm all’attacco delle Riviera Romagnola. La dimensione del racconto è quella ideale, permette di stupire il lettore, affascinarlo e poi cambiare di nuovo completamente prospettiva con la storia successiva. Kaiju Delicatessen costa meno di un euro. Ha anche una bellissima copertina di Ivo Gazzarrini“.

– Michele Borgogni, scrittore, su Il Cumbrugliume

“Tutti i racconti sono gioielli che vivono di vita propria. Consiglio di non leggerli uno di seguito all’altro ma di prendersi un po’ di tempo tra uno e l’altro, in modo che il cervello continui a elaborare quella parte di fiction che, per la brevità dei racconti, è mancante.

Ho intitolato la recensione Ottimi spunti perché di tre dei cinque racconti mi sarebbe piaciuto leggere uno svolgimento in romanzo. Spero le mie parole non rimangano inascoltate perché l’autore è davvero dotato, sia di idee sia di stile”.

– recensione su amazon

“Mi dite spesso che vi mancano i miei racconti a base di kaiju e di mostri giganti assortiti. Ebbene, nell’attesa che tornino, vi consiglio di leggere questa breve ma intensa raccolta di racconti scritta dal bravo Andrea Berneschi. Si cambia spesso registro, c’è molta fantasia, sense of wonder e weird, per una serie di storie che non mancheranno di incuriosirvi”.

– Alessandro Girola, scrittore

“A quelli che amano i mostri giganti, Andrea Berneschi presenta cinque brevi storie non legate tra loro con protagonisti i kaiju.
Un paio di racconti sono diretti e doverosi omaggi ai mostri giganti per definizione, Godzilla e King Kong, ma i punti di vista delle storie sono diversi. Addirittura la prima storia potrebbe essere collocata in quel sottogenere del fantastico denominato bizarro fiction: il kaiju è semplicemente un essere umano che comicia a crescere senza sosta.

L’aspetto interessante delle storie, però, è il punto di vista: principalmente dalla parte del mostro, in particolari situazioni determinate da differenti prospettive, sia spaziali che temporali, e con un occhio attento ad aspetti civili, sociali e umani a contorno del confronto tra kaiju e uomini.

Una lettura che ci si aspetta leggera, come i film sui kaiju che tutti abbiamo visto, ma che riesce a sorprendere per il modo originale con cui viene trattato l’argomento”.

– Fabio Cresti, recensione su amazon

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LOST TALES volume 0 (Letterelettriche, 2018)

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“Sotto l’occhio di Tanit di Andrea Berneschi: Racconto ambientato nella antica Cartagine, con un buon mix di mitologico e “sandal punk”. Interessante proposta italica”.

Il rifugio di Long John Silver, blog

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MEDITERRANEA (Italian Sword&Sorcery Books, 2018)

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“Mediterranea è un’antologia di racconti ispirati alla mitologia greca, alle leggende e al folclore del mare nostrum.
Promosso dall’associazione Italian Sword & Sorcery, si apre con una bella presentazione/ introduzione di Francesco La Manno. Utile ed interessante, vi consiglio di prendervi il tempo di leggerla, vi spiegherà da cosa nascono i racconti che scoprirete subito dopo, parlandovi dei miti di casa nostra che nulla hanno da invidiare agli altri, come i già noti miti Norreni. Vi presenterà gli esponenti di questa corrente letteraria che sta prendendo sempre più piede, ponendovi nella giusta predisposizione alla lettura.
I tredici autori che hanno prestato la loro penna per far nascere questa raccolta, hanno ovviamente stili diversi, tutti accomunati da grande scorrevolezza e immediatezza nel creare, nella brevità del racconto, scene epiche e avvincenti dalla struttura perfetta. Avventure, battaglie, scontri, spargimenti di sangue, in una lotta perpetua tra uomini, divinità ed esseri dagli oscuri poteri. La magia ed i miti la fanno da padrone in questa antologia che ha sempre come filo conduttore il Mediterraneo con le sue onde, le sue isole, le sue antiche civiltà.
Racconti cruenti, dove NON troverete eroi senza macchia e delicate fanciulle in difficoltà, ma piuttosto imbroglioni, pirati e principesse cacciatrici e guerriere. Nonostante ciò è incontestabile la capacità narrativa di portare lontano con la fantasia, perché questi scritti sono ricchi di una bellezza che ha quella familiarità data dalle emozioni della nostra cultura.
Dalla bellissima copertina fino all’introduzione, dal primo racconto fino al saggio finale di Maculotti, si vive una lettura pregna di colori, di passioni e di storia, che non stanca mai.
Antologia per tutti i palati, dai più colti e raffinati amanti del classici, ai più esigenti estimatori dei fantasy avventurosi, Mediterranea della collana Polifemo 2 è un progetto speciale e ben strutturato che non può mancare nelle vostre librerie digitali”.

 – Tatiana Vanini

“Una segnalazione debita va al Figlio di Asterione di Andrea Berneschi, che dopo un esordio corale in una deleta Carthago matura distopie sconvolgenti e diaboliche che solo un Evangelisti o un Lansdale saprebbero architettare!

In Mediterranea «gli Dei assegnano, e gli Dei tolgono», «sotto le stelle che dall’alba del mondo tratteggiano i destini degli individui».

In piena “Italian New Epic”, il Minotauro di Berneschi allarga comunque gli orizzonti su un nuovo evo e un nuovo mistero da esplorare:

«Passata l’epoca dei sacrifici, e anche quella degli Dei, se è per questo. Una nuova era sta sorgendo. Non è più tempo di tragedie, ma di corse di cavalli. Niente religioni, solo giochi nell’anfiteatro e scherzi dei mimi. Dimenticata la Grande Madre, i figli si accapigliano tra loro contendendosi confini del tutto immaginari. Non più i corridoi fatali di labirinti di pietra intrappolano gli uomini, ma le infinite scelte che sono liberi di compiere…»”

– Luca Mazza su Ignoranza Eroica

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LEVITAZIONE. UNA GUIDA PRATICA (autoprodotto, 2018)

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Una novelette che si divora. Allo stesso tempo divertente e amara, surreale e fin troppo realistica: è l’opera più matura e personale di uno scrittore che continua a crescere sempre più. Bravissimo!”

–  (recensione su amazon)

“Andrea Berneschi è uno scrittore poliedrico, capace di spaziare dall’horror al fantasy, dal weird al surreale, mantenendo sempre uno stile personale e riconoscibilissimo. Insomma, è uno di quegli scrittori che piacciono a me. Sul Cumbrugliume vi avevo già parlato di Necroniricon e di Kaiju Delicatessen, ma i suoi lavori più recenti mi sono piaciuti persino di più. I suoi racconti di fantasy mediterraneo, ad esempio, sono davvero appassionanti, e quando si arriva a fine lettura si rimane con la voglia di continuare ad esplorare il loro mondo così ricco di magia e di misteri. Cosa si può chiedere di meglio?

Levitazione. Una guida pratica è qualcosa di diverso da quanto fatto in passato. Non è un manuale per sollevarsi da terra (peccato!), ma una novelette di genere fantastico, che racconta di un colpo di stato ormai prossimo che trasformerà l’Italia in un regime fascista, ma soprattutto della storia personale di un ragazzo che cresce nei nostri anni, tra chiacchiere al bar e chiacchiere di politica. Un ragazzo che diventa un uomo, e che impara a infrangere la legge… di gravità.

La novelette si legge in un lampo. All’inizio l’approccio è straniante, ma quando si entra nel mondo di Mirko Ciarpaglini non se ne esce più fino all’ultima pagina. È una lettura allo stesso tempo divertente e amara, perché questa Italia surreale è anche fin troppo realistica…

Esperimento riuscito, e l’ennesima dimostrazione che Berneschi è uno scrittore in crescita, da seguire. Compratelo, per l’ultimo giorno è in offerta a 0.99€… meno di un caffé!”

– Michele Borgogni, scrittore e blogger

 

“La commistione tra aneddoti inventati, fatti di cronaca e parti di un vissuto praticamente comune è efficace e funzionale alla narrazione, il libro scorre via veloce e piacevole. Una storia dannatamente plausibile, e proprio per questo anche un po’ spaventosa. Leggere per credere!”

– Roberto Gennari, giornalista e scrittore

 

“La vostra Democrazia non l’ha seppellita l’estremismo. […] E’ stata la normalità delle cose”.

Andrea Berneschi ci proietta nel nostro immediato futuro e non ci offre esattamente una prospettiva piacevole.
E’ interessante il modo in cui ci viene raccontata questa storia: mentre il presente è una sala di tortura del 2023, il percorso dalla democrazia al fascismo ci viene illustrato dai flashback della storia del protagonista ed è uno scivolare lento di una società che perde il senso della cultura e che si crogiola nella beceraggine ignorante prodotta in primis da anni di televisione commerciale e poi coltivata nella vita da bar (e da social) seminando nelle persone la paura per il diverso.

E la storia di Mirko Ciarpaglini, detenuto e torturato dai servizi segreti del regime neofascista, è la storia di una diversità culturale nella quale non è difficile identificarsi. Una storia che viene narrata attraverso diari giovanili, curiosità intellettuali e tribolazioni sociali (lo studio, il lavoro, i soldi e le prospettive che mancano): Mirko Ciarpaglini è la parte migliore di noi, quella che dà fastidio a ogni regime e potere assoluto che si fortifica soffocando ogni libertà individuale, di corpo e di spirito.

E la levitazione che c’entra? C’entra ma anticipare il come in una recensione priverebbe il racconto di una propria dimensione poetica. Quindi vi toccherà leggerlo.

“Fascismo e democrazia non sono solo dei sistemi politici, sono dimensioni dello spirito”.

– Fabio Crespi, recensione su amazon

 

Levitazione è la storia di un ragazzo con il potere di volare. Forse. Non è chiaro e non lo sapremo mai. Ma il superpotere in sé non è il punto focale della storia, quindi non ci importa.
Il presente narrativo è un’Italia di pochi anni successiva al nostro presente, diventata a tutti gli effetti un regime totalitario e repressivo. Il protagonista viene catturato proprio in quanto dissidente, per aver diffuso volantini contro il governo, e dal suo interrogatorio ci viene presentata la sua storia.
[…] non vuole essere un monito, non sta dicendo ‘attenzione stiamo andando da questa parte’: piuttosto, si preoccupa di indicare le cause di questa percepibile deriva, e in tal senso l’ho trovata una lettura molto più sorprendente e illuminante di quanto pensavo.
Raccontandoci il passato del protagonista, che si muove da adolescente e ragazzo tra scuola, serate al bar e vacanze a Riccione, vediamo davvero quei momenti di quotidianità che in prospettiva si rivelano determinanti. Berneschi qui non si limita a indicare il problema e lamentarsi di quanto sono cattivi loro, ma ti fa capire che è anche colpa tua. A tal fine è molto interessante vedere anche, per un paio di capitoli, la prospettiva di uno dei ‘cattivi’, il tipico agente della polizia politica che fa solo il suo lavoro, e questa visione è una delle più illuminanti all’interno della storia.
[…] Per questo, per quanto breve, Levitazione è un testo molto denso e profondo

– Andrea Viscusi, scrittore, recensione su Unknown to Millions

 

“Una distopia molto vicina a noi e molto verosimile è alla base di questo romanzo breve che ho letto in meno di un’ora.
È il 2021 e l’Italia è tornata a essere una dittatura di stampo fascista. Ma come ci si è arrivati? Attraverso flashback e stralci di diario intervallati dai salti in quel futuro prossimo, ci rendiamo conto che la banalità del male, per dirla con le parole della Arendt, non è semplicemente il titolo di un vecchio libro ma la descrizione perfetta di un popolo che, a furia di slogan, ignoranza ed egoismo sta rischiando di far tornare attuali comportamenti e ideologie che parevano ormai morte e sepolte. E sbagliamo se pensiamo che sia un fenomeno degli ultimi anni: è sempre stato lì, anche quando le cose sembravano normali, in attesa di poter tornare fuori, finchè sarà troppo tardi per fare marcia indietro”.

– Davide Schito, scrittore

Levitazione di Andrea Berneschi è un racconto che riflette sulle insidie che pesano sulla nostra vita, e su come lo spirito possa elevarsi sopra la meschinità e la vigliaccheria della politica più deteriore. Consigliatissimo!”

– Francesco Boer, scrittore, su Alchimia dei Simboli

 

TENOCH, MALEDETTO DAGLI DEI (Delos Digital, 2019)

Tenoch, maledetto dagli dei ci apre le porte di uno scenario davvero originale, quello del Messico dell’Imperatore Moctezuma I. Illustrato dal disegnatore Alex Reale, il volume è il primo di una trilogia composta da Tenoch, il guerriero giaguaro e Cieli rosso sangue edita da Heroic Fantasy Italia. Come già preannunciato, il protagonista della saga è un eroe atipico del genere sword&sorcery: Tenoch non possiede la brama di sangue che contraddistingue i compagni mexica e non si lancia in battaglia solo per il gusto di uccidere, ma è riflessivo e preferisce fare affidamento sulla sua mente piuttosto che sulla forza fisica. Proprio queste sue peculiari caratteristiche lo rendono oggetto del desiderio delle oscure creature del popolo dell’Erba Sbiadita o Erba della Morte. Scaltro, affidabile e con vie precluse ai più grazie al suo ruolo di pochteca, Tenoch è la figura ideale per loro, desiderosi di prosciugare quanto più possibile dal nostro mondo prima di distruggerlo e passare ad un altro. Attraverso il suo guerriero, Andrea Berneschi ha così l’opportunità di parlarci di un passato magico e misterioso, di condurci in un viaggio nel cuore dell’impero azteco. Gli studi approfonditi da parte dell’autore (ma anche la sua passione per l’impero azteco) vengono messi in luce dall’accuratezza dei dettagli durante la narrazione, che scorre dalla prima all’ultima pagina grazie ad uno stile fluido, piacevole, ricco di particolari e mai banale. Sotto ai nostri occhi torna così in vita un’antica civiltà e le sue divinità assetate di sangue e sacrifici umani, come Huitzilopochtli, lo stregone colibrì, o Cipactli, il Dio Coccodrillo portavoce di Camazotz, Il Re Pipistrello.
Andrea Berneschi dipinge immagini vivide di un mondo lontano ma ancora affascinante e meta di turismo internazionale e fa così (ri)scoprire ai suoi lettori la città di Tenochtitlan, i suoi guerrieri mexica adornati di piume di quetzal e i suoi rituali legati alla magia del sangue in un altro indimenticabile volume targato Heroic Fantasy Italia“.

Caterina Franciosi su Il Salotto Letterario

Atmosfere insolite per un ottimo fantasy. È la prima volta che leggo un fantasy di ambientazione azteca (anzi Mexica), la curiosità era tanta e non sono rimasto deluso. La descrizione degli ambienti in cui si muove Tenoch è molto vivida e approfondita, segno che c’è stato un gran lavoro di documentazione. Il protagonista non è il solito eroe fantasy che mena le mani (o la spada) prima di ogni altra cosa, altra “variazione sul tema” più che benvenuta. Non vedo l’ora di poter leggere anche gli altri due romanzi brevi che comporranno la saga…”

recensione amazon

“Fantasy azteco. Ebbene sì: è così originale che bastano due parole a definirlo. Potrebbe addirittura costituire un sottogenere a sè (il fantasy sudamericano). Lo scenario è originale e coinvolgente: il Messico all’epoca di Moctezuma. Il protagonista non è il “solito Conan”, ma è un astuto mercante (d’azione, questo è ovvio) che risalta soprattutto per la sua abilità e per la sua scaltrezza. Ma non pensiate che sia un “poliziesco”: sacrifici umani, divinità adirate, animali fantastici e piante senzienti sono in agguato per dare filo da torcere al nostro protagonista. davvero un’opera originale e coinvolgente, consigliatissima a tutti coloro che vogliano esplorare le nuove frontiere del fantasy made in Italy“.

recensione amazon

Tenoch. Maledetto dagli dei colpisce per tre elementi gestiti con grande maestria: in primis il setting azteco, descritto con naturalezza e senza pesantezze storiciste.
In secondo luogo per la fluidità dello stile di scrittura, senza particolari stacchi o superflui virtuosismi.
Infine, terzo e ultimo elemento, per aver mescolato alla perfezione pantheon azteco e lovecraftiano. Una combinazione che mi ha lasciato stupefatto, perché suona ‘naturale’, come se i due pantheon fossero pensati l’uno per l’altro”.

 Zeno Saracino su Cronache Bizantine

“Ottima la preparazione storica dell’autore, che sa trasportare il lettore nel mondo azteco, semisconosciuto ai più. Personaggio principale ben caratterizzato, poco risalto invece per gli altri. Storia affascinante piena di magia e mistero di cui fa un ottimo mix. Unico neo un po’ di confusione, giustificabile per il contesto quasi onirico, nella parte dello scontro finale. Consigliato per chi gradisce generi storici con tocchi di soprannaturale”.

Recensione su Kobo

 

TENOCH, IL GUERRIERO GIAGUARO (Delos Digital, 2019)

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” […] ritroviamo l’affascinante setting della società sudamericana dei Mexica prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli, un mondo fatto di sanguinosi rituali e rigide imposizioni sociali di cui Tenoch non si sente più parte. Anche in questo nuovo capitolo, il nostro eroe si ritroverà suo malgrado coinvolto in quelle faide divine che caratterizzavano il primo volume della serie e incontrerà ancora Camazotz, il temibile dio pipistrello[…]. Tra mostri da affrontare, misteri da svelare e combattimenti all’ultimo sangue, Andrea Berneschi ci dischiude nuovamente le porte di un passato magico e leggendario, fatto di scenari esotici e letali divinità che sembrano prendere vita alle suggestive illustrazioni di Alex Reale”.

Il Salotto Letterario

TENOCH, L’IMMORTALE (Delos Digital, 2020)

“All’inizio della collana a Iascy e a me fu sottoposta questa saga, una delle più originali che ricordi.


La civiltà Mexica è stata oggetto di fiction in letteratura, al cinema nei fumetti (soprattutto per il suo aspetto più truculento, i sacrifici umani). Non ricordo però libri di Heroic Fantasy che assumano il punto vista di quel popolo guerriero e ne facciano rivivere la straordinaria mitologia. In questo Andrea ha fatto un lavoro unico, meticolosamente documentato, senza che mai si senta il peso dell’erudizione.


Le ricostruzione dei personaggi, delle usanze, coltivazioni, stile di vita dei popoli precolombiani (che ahiloro ovviamente ignoravano di essere precolombiani), è convincente, attraente e scorrevole, non richiede alcuno sforza al lettore; Berneschi fa rivivere un mondo perduto, di splendide città e misteriose piramidi, fantastici mostri e paurose e potenti creature (non uso il termine déi, perché nella narrazione di Berneschi non lo sono affatto) vivide, terrificanti e sanguinarie come ci appaiono nell’arte e nei testi conservati.


Ma l’ambiente è solo una delle originali qualità di questo ciclo ci affascinò; anche la figura del protagonista è sorprendente. Nel mondo dello Sword & Sorcery, dominano guerrieri impulsivi e irriflessivi. Tenoch è un’eccezione. E lo è anche tra i guerrieri Mexica, che celebrano la guerra, il valore e il sacrificio. Tenoch non ama la guerra, riflette sempre sulle conseguenze delle azioni, non si vergogna di seguire il proprio interesse e crede che un impero si reggerebbe meglio sul commercio che sulla conquista. È una mente libera, come Ulisse tra i principi achei. E un’altra cosa ha in comune con Ulisse: l’unica ragione per cui a volte dimentica l’abituale prudenza è l’amore sconfinato per l’avventura e per l’ignoto, la curiosità di scoprire luoghi e mondi che nessuno nella sua gente ha mai visto. Perché Tenoch viaggia in altre realtà – siano esse mondi o dimensioni – alcune in tutto umane, salvo poche differenze, altre fantastiche, quelle da dove vengono gli esseri che il popolo Mexica chiama dèi. E da una di queste riporta persino, in Tenoch il guerriero giaguaro, le Pietre del Vento, che sanno fermare e riprodurre le visioni, e con un volo di fantasia esilarante Berneschi fa inventare a Tenoch il cinematografo, di cui, come nelle società del XX secolo, subito i governi intuiscono le potenzialità di propaganda.


Ma Tenoch paga il successo che lo porta in alto nella società di Tenochtitlan con la perdita di tutti gli affetti, e in lui cresce una sorda collera contro gli dei che finge di venerare, che non sono divinità ma spietati parassiti venuti da altre realtà per manipolare gli uomini. Grida, e c’è qualcosa di Prometeo e di Achab: “Voglio distruggere tutto ciò che trovo; fendere le rocce come se fossero acqua, tagliare a metà il sole”. Nell’ultimo e più epico episodio ricorre a ogni espediente imparato nella sua vita da viaggiatore di mondi per colpire gli dei e ripagarli della loro stessa moneta. E qui, mentre gli imperi crollano e si preannuncia l’arrivo degli europei, finisce (forse, o forse no) la saga del viaggiatore di mondi Mexica”.

Giorgio Smojver, Heroic Fantasy Italia

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